Il cambiamento

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Fa caldo, un caldo infernale, giro per casa con solo maglietta e mutande, tanto a casa in questi giorni siamo solo io e Gabry.

Vedo l’immagine del mio corpo riflessa nello specchio e mi fa schifo…vedo solo un corpo che non riesco a farlo mio.

Sono grassa, piena di cicatrici, il sudore che non mi dà pace, mi guardo, mi osservo e scoppio a piangere…quando e avvenuto questo cambiamento? Quando ho seppellito la vera Emanuela? Quando ho smesso di amarmi?

Un signore ieri mi ha detto ” auguri, due figli ed uno in arrivo” volevo morire, ho alzato gli occhi al cielo ed ho detto “terra apriti e risucchiami”.

Vivo con l ossessione del mio peso,  porto i vestiti in bagno così quando faccio la doccia mi vesto direttamente li dove nessuno mi vede, nemmeno mio marito.

Penso anche a lui, che è pur sempre un uomo e come tale si starà chiedendo dove sia finita Emanuela…

Sono scomparsa, sono talmente lontana che sembro solo un ricordo…quando? Perché? E poi quello sguardo sempre malinconico, le labbra sorridono ma gli occhi non mentono, qualcosa si e rotto, qualcosa mi sta divorando…ferma brutta bestia, fermati bastarda fino a dove devi arrivare? Vuoi anche la mia anima, non ti basta la mia vita?

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Quanto e difficile raccontare ciò che sto provando, ma questo blog e’ nato per parlare a tanti delle difficoltà, delle vite che ci sono dietro ad una disabilità, quindi ho preso tutto il mio coraggio ed ho aperto il mio cuore.

Un giorno ho letto un articolo dove spiegava che le mamme di bimbi con disabilità, invecchiano prima…ora ho fatto mie tutte quelle parole.

La stanchezza fisica, mentale, il non abbassare mai la guardia, il pensare sempre al minuto successivo, mai all’ attimo perché quello è già andato, le terapie, le ricerche, il quotidiano, il futuro, il rapporto con tuo marito, la gestione degli altri figli, la scuola le strutture, le pratiche burocratiche, i suoi ditdiri, i tuoi pugni sul tavolo per far valere i suoi diritti e poi? E poi  ci sono i dubbi, le paure, i “perché”, i “riusciremo” e poi vai avanti, suona la sveglia e per un momento tutto è in silenzio persino i miei pensieri ..un momento, l attimo che ti da forza per affrontare la tua giornata.

Ma come dicono in molti.. “beata te, tu sei a casa dal lavoro” e come vorrei direi io “fanculo voi ed il vostro lavoro”.

Come si sopravvive a tutto questo? Si cerca il proprio equilibrio, quello che ti permette di non rovinare tutto e di salvarti.

Il mio corpo è una cicatrice, un tatuaggio indelebile di ciò che mi porto nel cuore, di cio che con tutte le mie energie sto facendo e chi non capisce tutto questo, non mi ama, non sa nulla di me.

Tre tagli lunghi su tutta la coscia destra mi ricordano quando mi hanno abbandonata in mezzo alla strada dopo avermi investita, due tagli sulla pancia mi ricordano quando urgentemente hanno fatto venire al mondo le mie due ragioni di vita perché stavano male, i capelli e sopracciglia bianchi mi ricordano che dormo troppo poco ed il mio corpo e stanco, quelle braccia da murato, quelle gambe con cellulite,e quella pancia enorme mi ricordano il mio rifugio, il mio sfogo…il cibo, guardo le mie numerose scatole negli armadi, nei cassetti e vedo il mio bisogno di controllo di mettere tutto in un preciso posto.

Sono stanca, sono cicciona, sono maniacale con uno sguardo malinconico, ma sono anche una donna fortissima, con un passato che molti non hanno vissuto, sono una madre amorevole, ma con due granate al posto della passerà, sono il direttore di orchestra nella mia famiglia, ho un cuore enorme ed amo amo follemente…

Un giorno forse riuscirò ad avere più serenità e mi amero di più ma ora, nonostante io lo voglia, non ci riesco…ma prometto a quella Emanuela che oggi non riconosco piu, che tornerà, glielo devo, lei ha un credito in questa vita da riscuotere.

Kiss…

 

 

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One Commento Aggiungi il tuo commento

  1. Aldo ha detto:

    Apri facebook, ed è un concerto di adulti che si fanno selfie con bocche a culo di gallina, sopracciglia ad ali di gabbiano sfuggite di mano. Sbrodolano post con i loro pensieri su tematiche fondamentali, come la coda in tangenziale, oppure l’abbinamento di colori nel vestirsi, scelto dallo sconosciuto (ovviamente fotografato e postato) che hanno vicino in metropolitana.
    Poi ci sono le persone concrete, quelle con le palle e poche storie. Quelle che sono a credito con la buona sorte, quelle che i problemi seri li vivono: no, non li risolvono , ma solo perchè ci vuole tempo, tanto tempo! però li affrontano, ci lottano, non cercano scuse. Ecco, tu sei una di queste persone! siete quelle che fanno la differenza!! Emanuela, chapeau!

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